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Gaguik Martirosyan

Artista armeno residente a Parigi, Gaguik Martirosyan è nato a Potsdam a pochi passi dalle sfarzosa reggia di Sans-souci, ha esposto a New York ma resta legato alla sua terra dove le religioni hanno fissato l’alba del mondo. E queste icone dell’atemporalità sembrano mettere in scena le radici umane, ovvero quel Paradiso terrestre che, non a caso, era collocato tra il Tigri e l’Eufrate, nel cuore della sua Armenia. Così come armeni erano gli asciughi – letteralmente gli innamorati -, troubador orientali che narravano storie popolari in una lingua dorata. Ultimo di questa genìa di incantatori, Martirosyan riesce a schiudere forzieri di meraviglie in epoche del disincanto come la nostra.

Lo stile artistico

A differenza di molta pittura contemporanea di evidente derivazione fotografica o di provenienza iperrealista – giocata sull’artificio tecnico e sull’effetto immediato della riproduzione oggettiva della realtà – la ricerca di Gaguik esplora un territorio poetico che si fonda ed ha il suo punto di forza nel recupero delle tradizioni della cultura orientale, evocata con un lavoro sensibile di sfumature, velature ed ampie zone di elaborate e ricercate tonalità. Gaguik rielabora in chiave moderna luoghi e situazioni ambientali, architettoniche e storiche appartenenti alla sua terra, feconda di intense iconografie.

Un immaginario, il suo, che si nutre di archetipi e simbologie, di impalpabili atmosfere e concretezze materiche, teso a sviluppare una narrazione visiva in cui gli elementi figurativi vengono disposti con l’intenzione di suggerire richiami, memorie, allusioni metaforiche. Gaguik articola “in sezioni” la superficie da dipingere, disegna predisponendo lo spazio secondo un preciso ordine compositivo, funzionale allo svolgimento di una storia suddivisa in diversi episodi che, a loro volta, contribuiscono a dare un senso alla visione d’insieme, all’unitarietà dell’immagine.
Ed anche la casualità, le “sorprese” che avvengono durante l’atto del dipingere, le reazioni inaspettate della pittura qui appaiono controllate, gestite ed orientate ad evocare luoghi antichi e remoti, restituiti però con un taglio moderno che dimostra la consapevolezza di aver acquisito le diverse esperienze artistiche del Novecento.
In effetti, osservando queste opere, possiamo essere sollecitati da due letture interpretative: una che verifica e valorizza la composizione nella sua equilibrata totalità, l’altra che ne indaga invece la preziosità dei dettagli, esaltando il particolare decontestualizzato e disgiunto come protagonista del quadro.
La pittura di Gaguik intende “sedurre” per la sua accattivante bellezza ottenuta con raffinati passaggi di tonalità cromatiche; così come intriga il segno, talvolta nervoso e graffiante, talvolta velato, incorporato nella stesura del pigmento in quanto entità espressiva inseparabile dalla cromia.
In questo suo mondo di memorie e nostalgie, rappresentato attraverso un’orientalità europea, che pare ispirata da poemi epico – cavallereschi e leggende medievali, troviamo figurazioni e allegorie, anche ripetute ma non ridondanti, quasi a costituire i motivi di un continuum che congiunge i capitoli di un’ipotetica e fantastica saga, nella quale affiorano simboli e presenze (i pesci, i calici, i cavalieri, la croce..) di una cultura umanistica che ha le sue radici nel Paleocristiano e nel Bizantino.
La pittura di Martirosyan si presenta arcaicamente semplice, in verità complessa negli equilibri strutturali tesi a tradurre e a trasfigurare la fluidità del sogno e la poesia del quotidiano.

Giovanni Cerri

Some thoughts on the theme of the pendulum: The paradox of existence

It is a simple question about the state of man’s pendulum, torn between two extremes, about the confrontation of man with himself and the world that surrounds him, and about the presence of different timeless situations and the links between them.

MONOLOGUE

He said
“Live. Look at the trees and rejoice.
Look at the mystery they hold within.
They speak to you in their silent voices.
What a harmonious and natural relation these
Marvellous creations have with the world around them.
There is no conflict within.

THE PENDULUM
The moral conflict is born within leaving no room for rest
The feeling of solitude, of disarray and anxiety torments him;
He swings like a pendulum. And the more this conflict penetrates profoundly in him;
the more he swings from one extremity to another.
Each shock intensifies his conflict.
He has to liberate himself from this tunnel prison, the construction of which he participates in
unconsciously.

THE PRESENCE
He said
“Look at the tree,
This living body with its discrete presence offers you its fruit.
What appeasement fills your being when you penetrate this wonder!

THE APPLE TREE
This apple tree I saw in an abandoned garden;
it was covered with small beautiful apples.
I went up beside it and it welcomed me with an imperceptible
shudder of its leaves.
This living body, which the earth had nourished, was offering modestly its small fruit.
By caressing one of its branches, a suspended apple fell
onto the grass, which had been piled up. I then had the feeling that this apple tree was somehow outside of time, in its own world where, serenity, silence and the tranquillity reigned. There was nothing to be proved and nowhere to run to.
It was just living and offering its small smooth red apples;
and then I really felt how its presence was important.
It had transmitted its stillness to me.

Riflessioni sul paradosso dell’esistenza

E’ una semplice domanda sullo stato di oscillazione dell’uomo, in continuo movimento tra due estremi; sul confronto dell’uomo con se stesso e il mondo che lo circonda, sulla presenza di differenti situazioni che non sono soggette alla legge del tempo e i legami che esse costruiscono.

MONOLOGO
Egli diceva:
“Vivi.
Guarda gli alberi e rallegrati.
Guarda quale mistero racchiudono.
Essi ti parlano con voce silenziosa.
Quale relazione naturale e armoniosa intrattengono queste creature meravigliose con il mondo che le circonda.
Non c’è conflitto in loro”.

IL BILANCIERE
Il conflitto morale che è nato in lui lo priva di ogni riposo.
Il sentimento di solitudine, di confusione e di angoscia lo tormentano.
Egli oscilla come un bilanciere. E più questo conflitto penetra profondamente in lui, più egli oscilla da una estremità all’altra.
Ogni colpo aumenta il suo conflitto.
Egli si deve liberare, deve uscire da questa prigione – tunnel, alla cui costruzione egli ha inconsciamente contribuito.

LA PRESENZA
Egli diceva:
“Guarda l’albero.
Questo corpo vivente dalla discreta presenza ti offre i suoi frutti.
Quale quiete riempie tutto il tuo essere quando sei pervaso da questa meraviglia!

IL MELO
Questo melo, io l’ho visto in un giardino abbandonato.
Egli era tutto ornato di piccole mele risplendenti.
Io mi sono avvicinato ed egli mi ha accolto con lo stormire quasi impercettibile delle sue foglie.
Questo corpo vivente, che la Terra nutriva, offriva modestamente i suoi piccoli frutti.
Sfiorando uno dei suoi rami, una mela che era sospesa cadde nell’erba, che ne era cosparsa.
Ebbi allora la sensazione che questo melo fosse come fuori dal nostro tempo, in un mondo suo, dove regnavano la tranquillità, il silenzio e dove non esisteva agitazione.
Egli non aveva nessun luogo dove affrettarsi e niente da dimostrare.
Egli non faceva che esistere e offrirci le sue piccole mele rosse e dolci; io ho allora prepotentemente sentito come era importante la sua presenza.
Egli mi ha trasmesso la sua serenità.

Alla sinistra dell’albero di mele

Gaguik Martirosyan

Il sole si alzò

Nel trambusto e nello sferragliare

Dei soldati in corsa,

Ma non diete la brillantezza necessaria per combattere,

Né il calore sufficiente a sciogliere

Gli imminenti inverni del mondo

Sotto il piede del soldato

Giaceva il seme

Intrappolato tra i cadaveri dei giovani,

Nella terra gelata,

In attesa della loro resurrezione.

La mela sapeva che la sua ora era arrivata.

Gaguik Martirosyan

La rugiada del mattino,

Si appiccicava al freddo sudore del suo volto.

Rosso era il suo mantello.

Aprile è davvero il più crudele dei mesi

Che spinge la mela attraverso la terra

A por fine al suo ciclo.

La sfida non fu una sorpresa,

Pistola in mano,

Si fronteggiarono

Con braccia protese dall’orgoglio

E poi,

Minuscole foglioline verdi

Spuntarono di fianco al cadavere

l’ora della mela era arrivata.

Gaguik Martirosyan

Il bianco bagliore di due spade duellanti,

Che si accarezzano al chiaro di luna.

I cavalieri si affrontano dietro le loro maschere

Pensando che tutto questo non deve durare.

La sua ora è giunta,

Non vista,

Comincia la sua caduta, esitando ricade,

Sospesa nel tempo

La mela attende.

Gaguik Martirosyan

Due amanti, sulla panchina di un parco,

Siedono l’uno di fronte all’altra sospesi nel tempo

Troppo avvinti nell’amore per vedere

La mela che, sola,

Cadendo libera e senza peso,

Termina il suo viaggio.

Lì, accanto al desiderio dei corpi avvinghiati degli amanti

E la voce di lei

“ E sì ho detto sì, lo farò, sì”

Il tempo è appena cominciato

A sinistra del melo.

2003 – Il paradosso dell’esistenza

mostra personale presso Galleria Magenta 52

Gaguik Martirosyan

2006 – Diario di viaggio di un sedentario

mostra presso Galleria Magenta 52 – DIMA Design

2010 – Tracce

mostra personale presso Galleria Magenta 52 – DIMA Design

La quête picturale de Gaguik Martirosyan ne s’arrête pas, ne s’immobilise pas, ne s’appesantit pas. Elle évite les périodes, les répétitions,les copies, les imitations,
les parodies. Mais elle évite aussi les ruptures, les fractures.

La quête suppose une continuité,la vie d’un style, constant mais toujours diversifié qui lui donne sa force. Gaguik peint sans contrainte.

Le rythme pictural,méthodique, réfléchi, produit des effets d’équilibre et de tranquille sérénité, alors qu’il pourrait basculer à
tout moment, tant la complexité de la composition est audacieuse.
La maîtrise de ces risques produit ces toiles complexes que l’œil perçoit pourtant sans difficulté, comme une évidence .
Le métier, ou l’expérience devient instinct, nous fait oublier la concentration qu’exige sa peinture, pour entrevoir une harmonie douce, solide, tranquille.

Hors du dérisoire ou de l’étroit, l’œuvre devient un sujet de méditation, un support de contemplation qui apaise.

Les rapports, les proportions, les équilibres, et la convenance, bâtissent une entité, dont Gaguik a le secret. Une réalité poétique devenant une abstraction lyrique, une construction raisonnée, pensée, solide, et pourtant empreinte de légèreté et de liberté.
Ces tableaux, œuvres matures, ont une fraîcheur inattendue, une rêverie qui nous interroge et nous enchante. ‘

2017 – Composition

mostra personale di dipinti e disegni presso DIMA art& design