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Ahmed Askalany

Ahmed Askalany nasce nel 1978  a Qena, villaggio nubiano nel sud dell’Egitto e si trasferisce al Cairo nel 1995.

Formatosi come ceramista al Cairo, la sua traiettoria culturale è rimasta fino a un passato recente tutta interna all’Egitto, dove si è conquistato una reputazione vincendo il Premio per il Migliore Artista Giovane nella Cairo International Sculpture Biennale (1998) ed il primo premio per la scultura al 10° Salon of Youth (1999).   Ha partecipato ad alcune importanti mostre internazionali, come Cairo Modern Art in Holland nel 2001.

In Italia ha esposto presso la Galleria MAGENTA52 di Vimercate (MI) con la quale collabora attivamente e dalla quale è rappresentato in Europa. Nel 2009, è stato presentato dalla nostra galleria alla 53a Biennale di Venezia,  con la mostra “Leggermente monumentale” (Padiglione Egitto) insieme al connazionale Adel El Siwi .

dipinti di Adel El-Siwi e sculture di Ahmed Askalany alla Biennale di Venezia

Ahmed Askalany (1978), nato in un villaggio nubiano nel sud dell’Egitto e trasferito al Cairo nel 1995, è senz’altro uno degli artisti egiziani più originali delle ultime generazioni senza per questo aver mai perduto il contatto con le sue radici.

Il suo lavoro, in resina, ceramica o foglie di palma intrecciate secondo una tecnica artigianale antica, usata da sempre nei villaggi per produrre canestri e oggetti “poveri”, elude le prerogative auliche della scultura, il suo legame con il bronzo e la pietra, le sue aspettative di eternità; ma mantiene forme plastiche tradizionali, il senso della modellazione, del volume, della rappresentazione. Soggetti tipici del giovane artista, formatosi come ceramista al Cairo, sono animali oppure figure umane cui l’uso delle foglie intrecciate conferisce un aspetto imbalsamato, da mummie. L’abilità di Askalany è però quella di cogliere un attimo, un gesto, un atteggiamento sempre profondamente naturale e “vero” dei suoi soggetti e di metterlo in scena con una specie di candore e, qualche volta, di pungente ironia.

Il lavoro di Askalany è forse l’unico che mantenga una connessione esplicita con forme e materiali tradizionali ma risponda alla complessità e pregnanza del discorso artistico contemporaneo; il legame con gli elementi tradizionali, che per altri sarebbero un  limite espressivo, una forma di naivitè, per lui sono connessioni intime e vitali a radici che lo rendono unico e inconfondibile; ma che non gli impediscono, al tempo stesso, di essere attuale.  

Martina Corgnati